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ITALIA LEGNO ENERGIA – Scopri le novità della 4°edizione

Fiera di Arezzo – 4-6 febbraio 2021

1.Nuovi spazi espositivi.

Italia Legno Energia si arricchirà di nuovi spazi espositivi, di nuova costruzione, per soddisfare le richieste degli espositori e proporre un evento sempre più in linea con le esigenze di business e visibilità delle aziende.

2.Campagna di comunicazione.

Sempre di più Piemmeti rappresenta il principale driver di visibilità e promozione per le imprese del settore della biomassa. Per Italia Legno Energia è prevista un’imponente campagna di comunicazione nazionale a sostegno delle ragioni del legno.

3.Contatti

Solo ad Italia Legno Energia puoi incontrare in tre giorni 20.000 tra rivenditori, importatori, tecnici, installatori e progettisti interessati all’energia dal legno.Non rimanere ai margini del mercato perdendo l’opportunità di vivere questi tre giorni da protagonista!

www.italialegnoenergia.it

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Piemmeti: a Progetto Fuoco 2020 prove tecniche per future alleanze Italia-Spagna che guardano all’America Latina.

Gettate le basi per una nuova sinergia con la fiera Expobiomasa e l’associazione Avebiom

Un roadshow extraeuropeo per promuovere un settore decisivo per il futuro energetico del pianeta, puntando su un mercato in crescita, come quello dell’America Latina. E’ questo l’intento dichiarato dalla dirigenza di Piemmeti, che si prepara ad allargare ulteriormente il proprio raggio d’azione scommettendo su una futura alleanza italo-spagnola.

Nel corso della 12esima edizione di Progetto Fuoco (19-22 febbraio, fiera di Verona), infatti, il direttore generale di Piemmeti, Raul Barbieri, assieme al coordinatore di AIEL Marino Berton, ha incontrato il direttore di Expobiomasa, Jorge Herrero, e il presidente di Avebiom, Pablo Rodero Masdemont, per gettare le basi di una nuova possibile sinergia tra il salone scaligero leader mondiale nel settore degli impianti e attrezzature per la produzione di calore ed energia dalla combustione della legna e la ‘sorella minore’ spagnola che si svolge ogni anno a Valladolid. Un tandem che vede in corsa anche l’italiana Aiel – Associazione italiana energia agroforestali (partner tecnico di Progetto Fuoco) e l’omonima associazione iberica Avebiom.

“Dopo 12 edizioni di Progetto Fuocoha dichiarato il direttore generale di Piemmeti, Raul Barbieri e i risultati record raggiunti quest’anno con 800 espositori arrivati da ogni latitudine, abbiamo deciso di allargare ulteriormente i nostri orizzonti non solo per continuare a crescere e garantire al settore della biomassa una piattaforma di riferimento a livello globale, ma anche per rafforzare la componente business. Ciò significa che, accanto alla nostra comprovata esperienza nel portare in Italia i più importanti produttori a livello internazionale, è giunto il momento di esportare il nostro know how e arrivare direttamente nei principali mercati di riferimento e in quelli emergenti con azioni mirate di promozione, informazione e formazione. Non a caso abbiamo deciso di scommettere su nuove possibili sinergie e su paesi dal forte potenziale di sviluppo, a partire dall’unione con  Expobiomasa e dall’America Latina, che auspichiamo possano portare a ulteriori alleanze per il futuro”.        

Biomasse e polveri sottili

Per migliorare la qualità dell’aria il futuro passa dalle energie rinnovabili non dal petrolio.

Durante ogni stagione termica l’inquinamento atmosferico diventa il tema centrale di un acceso dibattito. Gli elevati livelli di polveri sottili nell’aria, complici le condizioni di alta pressione e assenza di vento così tipiche della Pianura Padana, richiamano provvedimenti di limitazione del traffico. Quest’anno fino ai diesel euro 6, come è stato il caso di Roma. Ma anche il riscaldamento a biomassa legnosa, legna e pellet, è stato additato da più parti come principale responsabile dell’emergenza smog. È necessario però fare chiarezza ed evitare di diffondere informazioni distorte o parziali che non propongono soluzioni concrete e credibili. Opinionisti, ricercatori del mondo scientifico o portatori di interessi si sono espressi in modo categorico citando dati ed esprimendo opinioni incomplete e talvolta fuorvianti sulla connessione tra biomasse e polveri sottili.

Si è detto, infatti, che negli ultimi anni c’è stato un aumento dei consumi di legna e pellet.

Non è così. L’ultimo Rapporto Statistico GSE[1] attesta che negli ultimi 6 anni il consumo di legna e pellet nel settore residenziale è rimasto sostanzialmente stabile e a livello regionale una indagine di Arpa Veneto[2] del 2013 ha registrato un calo dei consumi di legna rispetto al 2006 di ben 260.000 tonnellate. Chi afferma il contrario è evidentemente disinformato. 

Anche il numero di generatori a legna e pellet si dice abbia visto un vero e proprio boom. 

Anche in questo caso si tratta di un dato inesatto. I dati dell’Osservatorio AIEL attestano come il numero dei generatori sia addirittura in leggero calo. Si passa da 9,4 milioni di generatori nel 2014 a 9,1 nel 2018. Anche a livello regionale si conferma questo trend. Arpa Lombardia ha rilevato che nell’arco di 8 anni ,dal 2008 al 2015, i generatori sono rimasti intorno alle 600.000 unità. Arpa Veneto ha rilevato solo un lieve incremento dell’1% dal 2006 al 2013 (672.000).

La qualità dell’aria è peggiorata in questi ultimi anni?

No, anzi. Lo dice l’Agenzia Europea per l’ambiente che attesta come negli ultimi 30 anni ci sia stato un generale miglioramento della qualità dell’aria. Nella città di Milano, ad esempio, nel 2005 i giorni oltre i limiti consentiti furono 152, mentre nel 2019 sono stati solo 72; nelle serie storiche il picco massimo nel capoluogo lombardo fu di 309 microgrammi/metro cubo nel 2002 contro i 107 del 2019 (dati Arpa Lombardia[3]). Certo ci sono stati periodi critici in quest’inverno appena trascorso. Ma la serie di provvedimenti degli ultimi anni hanno avuto la meglio nel dimostrare un generale miglioramento della qualità dell’aria.

Sono state adottate infatti misure strutturali, e non emergenziali, in molte regioni ed in particolare in quelle del Bacino padano, che hanno sancito per legge di non poter utilizzare generatori fino a 2 stelle[4] a partire dal 2018 e fino a 3 stelle a partire dal 1° gennaio di quest’anno: si tratta di almeno 1 milione di generatori che, considerati tecnologicamente obsoleti e inquinanti per quanto riguarda i livelli di polveri sottili, che sono stati spenti per legge! In questo modo si contribuisce a migliorare la qualità dell’aria e il consumatore, dal canto suo, può orientare la propria scelta verso gli oltre 2.600 modelli di generatori più virtuosi a 4 e 5 stelle classificati nell’ambito della certificazione ariaPulita®[5].

Ma chi controlla che queste norme vengano rispettate?

AIEL chiede da anni che siano previsti rigorosi controlli. I limiti di utilizzo per le classi qualitative di apparecchi a biomasse meno virtuose devono essere rispettati. Devono inoltre essere implementati i catasti regionali degli impianti termici. Attraverso i catasti è possibile anche garantire le periodiche manutenzioni agli apparecchi per assicurarne i livelli ottimali di funzionamento.

In questo modo si contribuisce anche a rendere più responsabile l’utente finale. E’ lui che, con l’utilizzo quotidiano del generatore, svolge un ruolo determinante nel mantenere minimi i livelli di emissione e la correlazione tra biomasse e polveri sottili. Su questi temi nel 2018 AIEL ha sottoscritto un Protocollo d’intesa con il Ministero dell’Ambiente.

biomasse e polveri sottili

La quota di emissioni imputabile alla combustione di biomasse legnose è aumentata?

No, anche questa affermazione non è corretta. Le rilevazioni di Arpa Lombardia danno evidenza che dal 2010 al 2015 le emissioni di PM dalla combustione di biomasse in Regione sono diminuite di circa il 30%. Anche un’indagine condotta da Arpa Veneto ha confermato una riduzione del 20% delle PM prodotte da legna e pellet dal 2006 al 2013. Questo grazie al turnover tecnologico. Ovvero alla sostituzione dei vecchi apparecchi a biomasse con generatori, sempre a legna e pellet, ma più performanti dal punto di vista tecnico-ambientale. 

Questo dato è sufficiente per garantire al 40% della popolazione italiana che vive nel bacino padano di respirare un’aria pulita?

No, bisogna fare molto di più sia sul fronte della mobilità sostenibile sia sul fronte del riscaldamento domestico. Bisogna accelerre la transizione dai combustibili fossili a tutte le fonti rinnovabili. E il settore del riscaldamento domestico a biomasse si è fatto parte diligente nei confronti del problema. Si è investito molto in ricerca e innovazione tecnologica per rendere sempre più efficienti gli apparecchi e ridurne le emissioni.

I risultati ottenuti sono stati oggetto di una ricerca da parte di Altroconsumo, prestigiosa rivista del mondo consumeristico, che ha effettuato prove di laboratorio indipendenti su apparecchi a legna e pellet a 4 stelle con cicli di funzionamento reale, incluso accensione e spegnimento, dimostrando come le emissioni di polveri da parte dei generatori a legna e pellet si riducono da 4 a 8 volte rispetto ai fattori di emissione utilizzati dall’inventario ufficiale Inemar, ovvero i livelli di emissione medi del parco installato.

Bisogna quindi togliere gli incentivi al settore del riscaldamento a biomasse?

Se vogliamo migliorare la qualità dell’aria bisogna fare esattamente il contrario. È necessario intensificare l’impegno a incentivare la sostituzione dei vecchi e obsoleti apparecchi a legna e pellet. I nuovi e moderni generatori che garantiscono elevati livelli di efficienza energetica e basse emissioni di polveri.

La soluzione quindi è il GPL al posto delle biomasse?

E come? Con l’incentivo Conto Termico. E i primi risultati sono già apprezzabili. Nel 2017, a fronte di poco più di 23.400 interventi di sostituzione incentivati, è stato possibile ottenere una riduzione pari a 1.100 tonnellate annue di particolato (PM) e di circa 80.000 tonnellate annue di CO2 equivalente (Gse, 2018) [6]. Nel 2018, a fronte di un raddoppio degli interventi di sostituzione (pari a poco più di 46.000) è ragionevole affermare un raddoppio anche dei benefici ambientali derivanti. Ovvero una mancata emissione in atmosfera di 2.200 tonnellate annue di particolato (PM) e di circa 160.000 tonnellate annue di CO2equivalente. 

AIEL, Associazione Italia Energie Agroforestali, sostiene, infine che sia fondamentale che tutti gli incentivi alle biomasse legnose siano finalizzati esclusivamente ai generatori di qualità con alti rendimenti e basse emissioni, come già previsto dall’Accordo interministeriale sottoscritto a giugno 2019 nel corso del Clean Air Dialogue.

biomasse e polveri sottili

I rappresentanti del mondo petrolifero dicono che la soluzione alternativa alle biomasse legnose sia il GPL. Il Gas di Petrolio Liquefatto viene descritto come pulito e a zero polveri. Fingono di dimenticare che i principali responsabili del cambiamento climatico a scala planetaria sono proprio i combustibili di origine fossile, che emettono il principale gas climalterante che è la CO2. Per ogni megawattora di energia primaria prodotta, il gasolio emette in atmosfera 326 kg di CO2 equivalente, il GPL 270 kg di CO2 equivalente, il metano 250 kg di CO2 equivalente, il pellet solo 29 kg di CO2 equivalente, la legna da ardere 25 kg di CO2equivalente[7]. Anche molti altri Paesi Ue vanno in direzione diametralmente opposta a quella delle fonti fossili. Il Governo austriaco ha recentemente deciso di vietare l’installazione di caldaie a gasolio nelle nuove costruzioni. Anche la Norvegia ha proibito l’uso di gasolio e cherosene per il riscaldamento degli edifici (fonte: Bioenergy Europe).


[1] GSE Rapporto Statistico 2018 pubblicato nel dicembre 2019 – https://www.gse.it/documenti_site/Documenti GSE/Rapporti statistici/GSE – Rapporto Statistico FER 2018.pdf

[2] INDAGINE SUL CONSUMO DOMESTICO DI BIOMASSE LEGNOSE IN VENETO. Risultati dell’indagine campionaria e stima delle emissioni in atmosfera (2015). https://www.arpa.veneto.it/temi-ambientali/aria/file-e-allegati/Consumi%20domestici%20legna%20in%20Veneto_1.0.pdf

[3] ARPA Agenzia Regionale della Lombardia per la Protezione dell’Ambiente

[4] Certificazione ambientale dei generatori di calore alimentati a biomasse combustibili solide prevista dal  Decreto 7 novembre 2017 n. 186 del Ministero Ambiente, che classifica le prestazioni degli apparecchi in 5 classi di qualità da 1 a 5 stelle. 

[5] www.certificazioneariapulita.it

[6] https://www.gse.it/documenti_site/Documenti%20GSE/Rapporti%20delle%20attivit%C3%A0/GSE_RA2017.pdf

[7] I fattori di emissione LCA citati tengono conto del consumo di tutte le risorse lungo l’intero ciclo di vita della rispettiva fonte di energia. I fattori sono espressi in  kg CO2eq per MWh di energia finale. I fattori sono stati calcolati dall’ Università di Stoccarda (Institut für Energiewirtschaft und Rationelle Energieanwendung, IER), utilizzando il database GEMIS (Global Emissions Model for integrated Systems) Versione 4.95.

Biomasse, polveri sottili. Per migliorare la qualità dell’aria il futuro passa dalle energie rinnovabili, non dal petrolio

BIOMASSE, POLVERI SOTTILI

PER MIGLIORARE LA QUALITÀ DELL’ARIA IL FUTURO PASSA DALLE ENERGIE RINNOVABILI, NON DAL PETROLIO

L’inquinamento atmosferico è in questi giorni al centro del dibattito e gli elevati livelli di polveri sottili nell’aria, complice l’alta pressione e l’assenza di vento, hanno richiamato provvedimenti di limitazione del traffico fino ai diesel euro 6, come a Roma. Ma anche il riscaldamento a biomassa legnosa, legna e pellet, è stato additato da più parti come principale responsabile dell’emergenza smog.

È necessario però fare chiarezza ed evitare di diffondere informazioni distorte o parziali che non propongono soluzioni concrete e credibili.

In questi giorni opinionisti, ricercatori dal mondo scientifico o portatori di interessi, si sono espressi in modo categorico citando dati ed esprimendo opinioni incomplete e talvolta fuorvianti.

Si cita, infatti, da più parti che negli ultimi anni c’è stato un aumento dei consumi di legna e pellet.

Non è così. L’ultimo Rapporto Statistico GSE1 attesta che negli ultimi 6 anni il consumo di legna e pellet nel settore residenziale è rimasto sostanzialmente stabile e a livello regionale una indagine di Arpa Veneto2 del 2013 ha registrato un calo dei consumi di legna rispetto al 2006 di ben 260.000 tonnellate. Chi afferma il contrario è evidentemente disinformato.

Da alcune parti si parla di un boom nell’aumento del numero di generatori a legna e pellet.

Anche in questo caso si tratta di un dato inesatto. I dati dell’Osservatorio AIEL attestano come il numero dei generatori sia addirittura in leggero calo passando da 9,4 milioni di generatori nel 2014 a 9,1 nel 2018.

Anche a livello regionale si conferma questo trend, Arpa Lombardia ha rilevato che nell’arco di 8 anni dal 2008 al 2015 i generatori sono rimasti intorno alle 600.000 unità, mentre Arpa Veneto ha rilevato solo un lieve incremento dell’1% dal 2006 al 2013 (672.000).

La qualità dell’aria è peggiorata in questi ultimi anni?

No, anzi. Lo dice l’Agenzia Europea per l’ambiente che attesta negli ultimi 30 anni un generale miglioramento della qualità dell’aria. Ad esempio nella città di Milano nel 2005 i giorni oltre i limiti consentiti furono 152, mentre nel 2019 sono stati solo 72. Nelle serie storiche il picco massimo nel capoluogo lombardo fu di 309 microgrammi/metro cubo nel 2002 contro i 107 del 2019 (dati Arpa Lombardia3).

Certo la situazione di questi giorni è critica ma la serie di provvedimenti degli ultimi anni sta dimostrando un generale miglioramento della qualità dell’aria.

Sono state adottate infatti misure strutturali, e non emergenziali, in molte regioni ed in particolare in quelle del bacino padano, che hanno sancito per legge di non poter utilizzare generatori a 2 stelle4 a partire dal 2018 e a 3 stelle a partire dal 1° gennaio di quest’anno, stiamo parlando di almeno 1 milione di generatori solo nel Bacino Padano! In questo modo si contribuisce a migliorare la qualità dell’aria e orienta i consumatori a scegliere tra i ben oltre 2.600 modelli di generatori più virtuosi a 4 e 5 stelle nell’ambito della certificazione ariaPulita.

Ma chi controlla che queste norme vengano rispettate?

AIEL chiede da anni che siano previsti rigorosi controlli affinché i limiti di utilizzo per le classi qualitative di apparecchi a biomasse meno virtuose vengano rispettati e vengano implementati i catasti regionali degli impianti termici attraverso i quali è possibile anche garantire le periodiche manutenzioni agli apparecchi per assicurarne i livelli ottimali di funzionamento. In questo modo si contribuisce anche a rendere più responsabile l’utente finale che, con l’utilizzo quotidiano del generatore, svolge un ruolo determinante nel mantenere minimi i livelli di emissione. Su questi temi abbiamo sottoscritto un Protocollo con il Ministero dell’Ambiente nel 2018.

La quota di emissioni imputabile alla combustione di biomasse legnose è aumentata?

No, anche questa affermazione non è corretta. Le rilevazioni di Arpa Lombardia danno evidenza che dal 2010 al 2015 le emissioni di PM dalla combustione di biomasse in Regione Lombardia sono diminuite di circa il 30%. Anche una indagine condotta da Arpa Veneto ha confermato una riduzione del 20% delle PM prodotte da legna e pellet dal 2006 al 2013. Questo grazie al “turnover tecnologico”, ovvero alla sostituzione dei vecchi apparecchi con generatori sempre a biomasse ma più performanti dal punto di vista tecnico‐ambientale.

Questo dato è sufficiente per garantire al 40% della popolazione italiana che vive nel bacino padano di respirare un’aria pulita?

No, bisogna fare molto di più sia sul fronte della mobilità sostenibile sia sul fronte del riscaldamento domestico accelerando la transizione dai combustibili fossili a tutte le fonti rinnovabili. E il settore del riscaldamento domestico a biomasse si è fatto parte diligente nei confronti del problema investendo in ricerca e innovazione tecnologica per rendere sempre più efficienti gli apparecchi e ridurne le emissioni. I risultati ottenuti sono stati oggetto di una ricerca da parte di Altroconsumo, prestigiosa rivista del mondo consumeristico, che ha effettuato prove di laboratorio indipendenti su apparecchi a legna e pellet a 4 stelle con cicli di funzionamento reale, incluso accensione e spegnimento, dimostrando come le emissioni di polveri da parte dei generatori a legna e pellet si riducono da 4 a 8 volte rispetto ai fattori di emissione utilizzati dall’inventario ufficiale Inemar, ovvero i livelli di emissione medi del parco installato.

Bisogna quindi togliere gli incentivi al settore del riscaldamento a biomasse?

Se vogliamo migliorare la qualità dell’aria bisogna fare esattamente il contrario. È necessario intensificare l’impegno a incentivare la sostituzione dei vecchi e obsoleti apparecchi a legna e pellet con nuovi e moderni generatori che garantiscono elevati livelli di efficienza energetica e basse emissioni di polveri. E come? Con l’incentivo Conto Termico. E i primi risultati sono già apprezzabili. Nel 2017, a fronte di poco più di 23.400 interventi di sostituzione incentivati, è stato possibile ottenere una riduzione pari a 1.100 tonnellate annue di particolato (PM) e di circa 80.000 tonnellate annue di CO2 equivalente (Gse, 2018). Nel 2018, a fronte di un raddoppio degli interventi di sostituzione (pari a poco più di 46.000) è ragionevole affermare un raddoppio anche dei benefici ambientali derivanti, ossia una mancata emissione in atmosfera di 2.200 tonnellate annue di particolato (PM) e di circa 160.000 tonnellate annue di CO2 equivalente.

AIEL, Associazione Italia Energie Agroforestali, sostiene, infine che sia fondamentale che tutti gli incentivi alle biomasse legnose siano finalizzati esclusivamente ai generatori di qualità con alti rendimenti e basse emissioni, come già previsto dall’Accordo interministeriale sottoscritto a giugno 2019 nel corso del Clean Air Dialogue.

La soluzione quindi è il GPL al posto delle biomasse?

I rappresentanti del mondo petrolifero dicono che la soluzione, alternativa alle biomasse legnose, sia il GPL, ovvero il Gas di Petrolio Liquefatto in quanto pulito a zero polveri, ma fingono di dimenticare che i principali responsabili del cambiamento climatico a scala planetaria sono proprio i combustibili di origine fossile che emettono il principale gas climalterante che è la CO2. Per ogni megawattora di energia primaria prodotta, il gasolio emette in atmosfera 326 kg di CO2 equivalente, il GPL 270 kg di CO2 equivalente, il metano 250 kg di CO2 equivalente, il pellet solo 29 kg di CO2 equivalente, la legna da ardere 25 kg di CO2 equivalente.

Anche i nostri vicini europei vanno in direzione diametralmente opposta a quella delle fonti fossili. Il Governo austriaco ha recentemente deciso di vietare l’installazione di caldaie a gasolio nelle nuove costruzioni.

Progetto Bosco, la nuova area tematica di Progetto Fuoco 2020

Progetto Bosco 2020 – l’area dedicata all’energia della foresta

Nell’ambito di Progetto Fuoco – Veronafiere 19-22 febbraio 2020

Esposizione – Dimostrazioni – Workshop

Nell’area esterna antistante i padiglioni espositivi la nuova area tematica di Progetto Fuoco dedicata al bosco e alla meccanizzazione forestale.

Il bosco è fondamentale per il settore del riscaldamento a biomasse legnose

Il bosco è il pilastro portante di tutta la filiera legno-energia. Senza di questo, la seconda parte della filiera, quella legata al riscaldamento e alla produzione energetica dalle biomasse legnose, non potrebbe esistere.

Perché a Progetto Fuoco?

Progetto Fuoco, con i suoi 800 espositori e oltre 70.000 visitatori attesi, è l’evento internazionale più importante del settore e si presta come palcoscenico ottimale per evidenziare il ruolo chiave della foresta per l’intero settore e accrescere la consapevolezza degli operatori e dei consumatori. AIEL, partner tecnico della fiera, curerà i contenuti tecnici di “Progetto Bosco”.

Energia della Foresta

Un allestimento scenografico evidenzierà il forte legame tra le foreste italiane e l’energia dal legno. L’esposizione dedicata alla meccanizzazione forestale con prove e dimostrazioni e un programma di workshop e seminari tecnici formativi ed informativi per aiutare i visitatori a conoscere il bosco italiano.

L’innovazione e la tecnologia

Un’esposizione di oltre 5.000 mq espositivi dedicati alla meccanizzazione forestale.
Attrezzature e impianti per la trasformazione, il confezionamento e lo stoccaggio del legno in combustibile “verde” (legna da ardere, cippato e pellet): sarà possibile vedere, anche in funzione, decine di macchine tra cippatori professionali e industriali, centri per la produzione di legna da ardere, macchine taglia-spaccalegna, segherie mobili, teleferiche forestali e macchine dedicate all’esbosco del legname.

I benefici della filiera corta

Racconteremo con seminari e workshop i numeri del bosco e i suoi collegamenti la filiera legno-energia; i benefici socio-economici e ambientali legati alla gestione sostenibile delle foreste.
Parleremo di bosco italiano, operatori del bosco, cambiamenti climatici, prodotti e biocombustibili legnosi ed energia dal legno.

PARTECIPARE

Informazioni
Piemmeti SpA – Monica Pontarin
info@piemmetispa.com; m.pontarin@piemmetispa.com
Tel. +39 049 8753730

 

Progetto Bosco