Survey Progetto Fuoco 2020: i risultati

Reagire all’emergenza, insieme. È questo lo spirito con cui Progetto Fuoco ha deciso di avviare a metà aprile 2020, nel pieno del lockdown per contrastare l’epidemia da Coronavirus, un questionario online tra i propri espositori e partner che fanno parte del settore degli impianti e delle attrezzature per il riscaldamento a biomassa.

«Abbiamo rivolto loro alcune domande – spiega Raul Barbieri, direttore generale di Piemmeti Spa, società di Verona Fiere che organizza Progetto Fuoco – con l’obiettivo di intercettare il sentiment del settore, di capire quanto hanno fatto male i contraccolpi di questa inedita situazione, quali strategie si stiano mettendo in campo e quali misure potrebbero aiutare. Senza pretese di oggettività, ma con la voglia di restare connessi, di ragionare insieme su come ripartire. La riapertura dal 4 maggio della manifattura e del commercio all’ingrosso – l’inizio della cosiddetta Fase 2 – è il primo banco di prova».

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Il campione

Al questionario hanno risposto 280 aziende, di cui il 39% attive nell’ambito della produzione e il 61% in quello della distribuzione.

Per il 95% si tratta di aziende con sede principale in Italia, con la restante quota suddivisa tra Austria, Germania, Lituania e Ungheria.

L’11% nel 2019 ha registrato un fatturato superiore a 50 milioni di euro, l’8% tra 10 e 50 milioni di euro, il 7% tra 5 e 10 milioni di euro, il 24% tra 1 e 5 milioni di euro, il 50% inferiore al milione di euro.

Nel 77% di casi sono attive da oltre 20 anni, nel 14% dei casi tra 10 e 20 anni, nel 9% dei casi tra 5 e 10 anni.

Il 78% ha una quota di export sul fatturato inferiore al 25%, il 9% tra il 25% e il 50%, il 6% tra il 50% e il 75%. Il 7% superiore al 75%.

Tra le aziende di produzione, le tipologie merceologiche più frequenti – ciascuna realizzata dal 15% delle aziende – sono caldaie, stufe o termostufe a pellet, termocamini ad aria e/o ad acqua.


Fermo produttivo

Abbiamo chiesto alle aziende di produzione in quale misura sono state interessate dal fermo produttivo deciso dal governo per contrastare la diffusione del virus COVID-19.

A. 65% FERMO TOTALE DELLA PRODUZIONE
B. 26% FERMO PARZIALE DELLA PRODUZIONE
C. 6% LAVORIAMO A PIENO RITMO RISPETTANDO LE MISURE DI PRODUZIONE
D. 2% LAVORIAMO MA FERMO TOTALE SETTORE STUFE E CAMINI
E. 2% PRODUZIONE CONVERTITA PER PRODURRE DISPOSITIVI DI EMERGENZA

Per il 65% durante la fase di lockdown è scattato il fermo totale,  per il 26% il fermo è stato parziale. Il 6% ha potuto continuare a lavorare, rispettando le misure di protezione imposte dai protocolli sulla sicurezza contro il contagio da Covid-19 approvati dal governo e dalle parti sociali. Il 2% ha risposto di aver continuato a lavorare ma con il fermo totale della produzione relativa al settore stufe e camini. Il 2% ha riconvertito la propria attività per produrre dispositivi di emergenza.


Fatturato

L’inverno 2019-2020, prima dell’insorgere della pandemia, era stato positivo per il 43% delle imprese intervistate, stazionario per il 42% e negativo per il 14% di esse. La situazione è nettamente peggiorata con la diffusione del Coronavirus e le conseguenti misure di contenimento.

Abbiamo chiesto alle aziende di stimare la contrazione di fatturato durante il lockdown: quasi un’impresa su due (il 47%) ha visto un crollo del fatturato pari o superiore al 75% rispetto allo stesso periodo del 2019. Per una su cinque (20%) il calo è stato tra il 50 e il 75%. Per il 22% delle imprese il calo è stimato tra il 25% e il 50%. Solo il 3% ha rilevato un calo inferiore al 25%. Il 6% non ha avuto variazioni di rilievo, mentre l’1% del campione ha notato un incremento.


PROD.DISTR.
A. CALO DEL 75% O SUPERIORE52%44%
B. CALO TRA IL 50% E IL 75%22%19%
C. CALO TRA IL 25% E IL 50%15%27%
D. CALO INFERIORE AL 25%4%2%
E. NESSUNA VARIAZIONE DI RILIEVO7%6%
F. INCREMENTO0%2%

La crisi colpisce con più forza le aziende della produzione: il 52% di queste ha perso il 75% o più del fatturato, quota che tra quelle della distribuzione scende al dato, pur sempre impressionante, del 44%.


Investimenti in ricerca e sviluppo

In seguito alla crisi dovuta alla diffusione del virus COVID-19, la sua azienda ha potenziato gli investimenti in ricerca e sviluppo per sviluppare nuovi prodotti? A questa domanda, posta alle imprese dell’ambito produttivo, ha risposto affermativamente il 44%, mentre il 56% non ha messo in atto investimenti in R&S.


E-commerce

Le piattaforme di vendita online sono un canale complessivamente molto cresciuto nel periodo del lockdown. Non sono però molte le imprese del settore degli impianti e delle attrezzature per il riscaldamento a biomassa ad essersi mosse in questa direzione. In seguito alla crisi dovuta alla diffusione del virus COVID-19, la sua azienda ha attivato o potenziato soluzioni di e-commerce e/o vendite a domicilio? A questa domanda, ha risposto negativamente il 91% delle aziende dell’ambit produttivo.


Fornitori, prodotti, mercati e abitudini d’acquisto

La situazione inedita che viviamo ha già cambiato la forma del mercato e delle abitudini d’acquisto di tutti noi.

Abbiamo chiesto alle aziende dell’ambito produzione se la crisi le abbia spinte a cercare nuovi fornitori, data la situazione di esteso fermo produttivo. Il 22% ha risposto affermativamente, mentre il 78% ha negato.

Nasceranno nuovi prodotti e/o nuove fasce di mercato? La risposta è Sì per il 39% degli intervistati, No per il 61%.

Su quali prodotti si sposteranno le preferenze di acquisto dei consumatori? Tante le idee e le suggestioni che si ricavano dalla nostra survey: prodotti più economici, a basso costo e che garantiscono una grande resa ed efficienza, termocamini, caldaie a legna, stufe a pellet, stufe di piccole dimensioni, sistemi a basso impatto ambientale.

Come si muoverà la grande distribuzione organizzata per seguire questo cambiamento? Secondo il 71% degli intervistati potenzierà modalità alternative come la spesa online e la consegna della merce a domicilio. Per il 29% potenzieranno i sistemi di distanziamento nei negozi.


Le soluzioni

Arriviamo alle misure economiche di cui il mercato ha bisogno per poter ripartire dopo la crisi del nuovo Coronavirus. Di che cosa pensa abbia bisogno principalmente il mercato per ripartire?

Tra le opzioni che abbiamo presentato, a raccogliere il maggiore consenso è il potenziamento dell’ecobonus e del bonus casa per le famiglie, che è necessaria per il 29% della platea (A).

  • Al secondo posto troviamo il sostegno del credito alle imprese, un tema essenziale secondo il 26% (B).
  • Il sostegno alla cassa integrazione è una misura urgente per il 14% delle aziende (C).
  • L’ampliamento del credito d’imposta da parte dello Stato ottiene il 12% dei consensi (D).
  • Per un intervistato su 10 sono necessari maggiori investimenti in ricerca e sviluppo (E).
  • Per uno ogni 20, invece, sarebbe utile arrivare a fusioni e ad aggregazioni tra imprese, per renderle più competitive in un mercato che si prospetta sempre più duro (F).
  • Nel restante 4% troviamo le altre soluzioni a problematiche urgenti proposte dagli intervistati: liquidità a fondo perduto da parte dello Stato verso le aziende, una forte riduzione delle tasse e della burocrazia (G).

Le previsioni

Alziamo lo sguardo e proviamo a immaginare come andrà il prossimo inverno. Le incertezze dal punto di vista sanitario – dovute alla concreta possibilità che per un periodo più o meno lungo dovremo convivere con il virus inventando nuovi modi per lavorare e stare insieme – si riflettono in una percezione sfocata dal punto di vista economico.

Quali sono le sue aspettative sull’andamento della sua azienda per l’inverno 2020/2021?

A questa domanda più di tre intervistati su quattro, il 76% della platea, ha risposto di avere aspettative incerte.

  • Il 17% vede nero e prevede che la situazione evolverà in senso negativo.
  • L’ottimismo coinvolge soltanto il 7% degli espositori e partner, che nonostante tutto dichiarano di nutrire aspettative positive.

Ma la crisi del Coronavirus si intreccia ad altre dimensioni economiche, come il crollo del prezzo del petrolio, un evento potenzialmente destabilizzante per gli equilibri economici globali. Abbiamo Abbiamo quindi chiesto alle imprese come pensano che l’emergenza COVID-19 impatterà sul mercato del riscaldamento a legna, anche in relazione all’evoluzione del mercato energetico.

  • Il 38% degli intervistati ha risposto che l’emergenza penalizzerà il settore, anche a causa del calo del prezzo del petrolio.
  • Per il 37% il settore sarà penalizzato per fattori diversi dal mercato petrolifero.
  • Secondo il 17% l’emergenza Covid-19 non penalizzerà il riscaldamento a legna, mentre per l’8% quest’ultimo sarà agevolato.

CONCLUSIONI

Il settore degli impianti e delle attrezzature per il riscaldamento a biomassa è stato duramente colpito dall’emergenza Coronavirus, che per 9 aziende produttrici su 10 si è tradotta in un fermo totale o parziale delle attività, portando per quasi un’impresa su due a un crollo del fatturato pari o superiore al 75%.

Il comparto dimostra una buona capacità di reazione al cambio di scenario: quasi un’azienda su due ha investito nel periodo di lockdown in ricerca e sviluppo. Tra gli operatori domina ancora l’incertezza nei confronti del futuro, ma c’è anche voglia di rimettersi in gioco.

La ripartenza, per essere effettiva e duratura, dovrà essere accompagnata da forti interventi da parte dello Stato tra cui il potenziamento delle misure di sostegno alla domanda come l’ecobonus e il bonus casa, la facilitazione dell’accesso al credito per le imprese, il finanziamento della cassa integrazione e il credito d’imposta.