ITALIA PRIMA IN EUROPA PER CONSUMO DI PELLET E PER PRODUZIONE DI STUFE Pubblicato il: 2012-02-24


L’Italia è il maggior consumatore europeo di pellet per il riscaldamento domestico, mentre è ancora poco impiegato da noi questo combustibile economico per uso industriale (poche le centrali elettriche che lo usano). L’ha detto oggi alla Fiera di Verona aprendo a Progetto Fuoco il 3° International Pellet Forum, Paolo Perini presidente di Assopellet, associazione tra i 7 principali produttori di pellet italiani. “Da noi il pellet si vende soprattutto in sacchetti da 15 kg e solo il 10% del venduto viaggia in autobotti”. Il fatto che la domanda di stufe a pellet sia in costante aumento, l’insufficienza dell’approvvigionamento e la difficoltà di avere disponibile un prodotto di qualità costante (basta un’eccezionale nevicata per mandare in tilt il sistema di raccolta e trasporto) ci porta ad essere grandi importatori, per un milione di tonnellate annue di prodotto. Importiamo soprattutto da Austria (32%), Germania, poi paesi dell’Europa orientale (26%) e dal resto del mondo. Uno dei principali compiti di Assopellet è garantire al consumatore la qualità di ciò che brucerà.

Da Annalisa Paniz, studiosa dell’AIEL (Associazione Italiana Energie Agroforestali) che organizza il forum, viene la fotografia del settore che vede l’Italia prima in Europa anche nella produzione e vendita delle stufe a pellet. “Le biomasse legnose consumate dagli italiani nel 2012 saranno vicine ai 20 milioni di tonnellate: per l’80% (16 milioni di t.) costituite da legna da ardere e per il 9% da pellet (2 milioni). Di pellet l’Italia ne ha prodotto nel 2011 520.000 tonnellate (150.000 nel 2003) di cui solo 9.000 t. vendute sfuse. Coprendo la produzione interna solo il 28% della domanda, abbiamo avuto importazioni per 471.600 tonnellate nel 2009 e di ben 827.200 nel 2010, con previsioni per il 2012 di salire a 1.200.000. “Siamo l’unico paese mondiale a consumare quattro volte quanto produciamo”.

Venendo al prezzo del pellet, Annalisa Paniz lo definisce stabile da alcuni anni; e la stabilità è data dalla qualità del prodotto che nel 51% dei casi (950.000 tonnellate) risulta certificato.

Il pellet ha senso se ci sono le stufe, di cui nel 2011 in Italia se ne sono vendute 188.000, portando il parco stufe nazionale a 1.561.000 unità: metà delle quali si trovano al nord. “Se il trend di crescita, dopo il boom generale del riscaldamento a legna registrato nel 2006, proseguirà ancora, ipotizziamo di avere nel 2020 3.600.000 stufe attive”.

Caldaie a pellet ne sono state vendute 1.549 nel 2011 (erano 2.500 nel solo 2006), tanto che a tutt’oggi l’Italia ne possiede 15.600, di cui solo l’1% con potenza termica superiore a 1 MW. Anche per le grandi caldaie, una domanda costante porterà ad averne 30.000 nel 2020.

Gianni Ragusa, produttore di stufe ad elevata tecnologia, a nome del GAD (Gruppo Apparecchi Domestici in seno all’AIEL) lancia una provocazione ai legislatori che pretendono valori sempre più restrittivi delle emissioni in atmosfera: “Ci stanno chiedendo di chiudere gli impianti, allora devono anche vietare la circolazione di auto e camion”. Non si considera quanti progressi in termini ecologici e di tecnologia ha fatto l’industria italiana delle stufe, che oggi garantisce anche il 95% di rendimento termico, dice Ragusa; e quanto sia importante quel 40% di costi inferiori che il pellet consente rispetto al riscaldamento tradizionale. “Riuscire in tempo di crisi a piazzare il 72% delle stufe vendute dall’intera Europa mette in evidenza l’importanza per l’Italia di questo settore”. Eppure molto resta ancora da fare, per esempio facendo conoscere questo mondo a chi progetta edifici e ancora vi inserisce impianti tradizionali.

Infine uno sguardo all’estero. Christian Rakos direttore di Propellets Austria, dice che per le caldaie a pellet l’Italia è ancora indietro e che l’intero mercato europeo di pellet è in crescita: un’indagine tra le famiglie austriache indica che il 40% intende passare dal riscaldamento tradizionale alla stufa. Le importazioni UE di pellet nel 2010 sono state di 2,5 milioni di tonnellate, ma si pensa che tra tre anni saranno di 10 milioni, con grandi prospettive di partnership col Canada. E dal Canada è venuto Gordon Murray direttore della Wood Pellet Association il quale, ricordando i 40 milioni di tonnellate di legna disponibili per il riscaldamento, ha parlato anche di una superficie boschiva grande come mezza Italia, pronta a bruciare i suoi pini uccisi da un insetto killer.

Disponibilità a vendere le 250.000 tonnellate di legna prodotte dai boschi croati è venuta anche dal vice presidente dell’Associazione Croata Produttori Pellet e Stufe, Raul Bohle, che ha ricordato come il suo paese sia aperto a investimenti esteri.

Natalie Binder della Binderholz che in 6 stabilimenti tra Austria e Germania realizza prodotti in legno per l’edilizia e per la combustione, ha ricordato che la sua azienda ha scelto di produrre solo pellet bianco di qualità, scarto delle proprie segherie, 100% legno e certificato. Per ottenere la certificazione ENplus per il pellet, ha detto, bisogna rifarsi all’European Pellet Council che gestisce il marchio. Il prodotto deve avere requisiti precisi secondo il nuovo standard EN 14961-2: per la classe A1 il legno dev’essere tondo, residuo di segherie, con ceneri inferiori allo 0,7%, durabilità superiore al 97,5%, particelle fini meno di 1%, potere calorifico tra 4,6 e 5,3 e additivi meno del 2%. Per la classe A2 (corteccia, alberi interi, residui di lavorazione) le ceneri devono essere inferiori all’1,5% (uguali gli altri parametri). Se un’azienda italiana vuole accedere alla certificazione deve rivolgersi dal prossimo mese di marzo all’ente ispettivo ENAMA (Roberto Limongelli) con i seguenti costi: 1.200 euro (visita ispettiva), analisi in laboratori stranieri, 600 euro per rilascio certificato (se produttore) e 500 (se distributore), più 20 centesimi /tonnellata da versare all’AIEL.

I prodotti esposti: Caminetti, inserti, termocamini, termocucine Stufe a pellets, stufe a legna Stufe ad accumulo termico Cucine e forni a legna, barbecue Accessori per caminetti, accendifuoco, prodotti per la pulizia Legna, pellet, tronchetti, mattonelle Caldaie a: legna, pellet, cippato Bruciatori a pellet, bruciatori per combustibili triti Impianti e sistemi “chiavi in mano”, silos per stoccaggio e sistemi di caricamento per caldaie Macchine per la produzione del pellet, bricchettatrici Macchine spaccalegna, cippatrici, sminuzzatrici Condotti da fumo in refrattario, acciaio, comignoli e camini Accessori e semilavorati per fumisteria, materiali refrattari Maioliche, ceramiche, elementi modulari in maiolica Strumenti di misura e controllo, termoregolazione Servizi di fumisteria, studi di fattibilità e progettazione, software Stampa tecnica Enti e associazioni.

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