ITALIA LEGNO ENERGIA – Scopri le novità della 4°edizione

Fiera di Arezzo – 4-6 febbraio 2021

1.Nuovi spazi espositivi.

Italia Legno Energia si arricchirà di nuovi spazi espositivi, di nuova costruzione, per soddisfare le richieste degli espositori e proporre un evento sempre più in linea con le esigenze di business e visibilità delle aziende.

2.Campagna di comunicazione.

Sempre di più Piemmeti rappresenta il principale driver di visibilità e promozione per le imprese del settore della biomassa. Per Italia Legno Energia è prevista un’imponente campagna di comunicazione nazionale a sostegno delle ragioni del legno.

3.Contatti

Solo ad Italia Legno Energia puoi incontrare in tre giorni 20.000 tra rivenditori, importatori, tecnici, installatori e progettisti interessati all’energia dal legno.Non rimanere ai margini del mercato perdendo l’opportunità di vivere questi tre giorni da protagonista!

www.italialegnoenergia.it

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Reagire all’emergenza. Cosa suggeriscono i protagonisti del settore.

I RISULTATI DEL SONDAGGIO DI PROGETTO FUOCO (guarda il video)


Il 65% delle aziende interessate dal fermo totale durante il lockdown, mentre per il 26% lo stop è stato parziale. Il salone veronese si fa promotore del rilancio
 
Verona, 5 maggio 2020
 – Reagire all’emergenza, insieme. È questo lo spirito con cui Progetto Fuoco ha deciso di avviare a metà aprile 2020, nel pieno del lockdown per contrastare l’epidemia da Coronavirus, un questionario online tra i propri espositori e partner che fanno parte del settore degli impianti e delle attrezzature per il riscaldamento a biomassa. Mentre iniziano le prime timide aperture della Fase 2, il comparto, di cui il salone veronese è punto di riferimento italiano ed europeo, fa un primo bilancio delle «ferite» lasciate dal Covid-19 e avanza le richieste al governo. L’ultima edizione del salone si è svolta dal 19 al 22 febbraio, pochi giorni prima dell’avvio del lockdown.
 
«Il settore è stato duramente colpito dall’emergenza Coronavirus – spiega Raul Barbieri, direttore generale di Piemmeti Spa, società di Verona Fiere che organizza Progetto Fuoco –, che per 9 aziende produttrici su 10 si è tradotta in un fermo totale o parziale delle attività, portando per quasi un’impresa su due a un crollo del fatturato pari o superiore al 75%. Tra gli operatori domina ancora l’incertezza nei confronti del futuro, ma c’è anche voglia di rimettersi in gioco: un’impresa su due ha investito in queste settimane in ricerca e sviluppo. Ora le aziende, dopo aver rispettato con responsabilità le regole di distanziamento imposte dalla crisi sanitaria, chiedono sostegno da parte dello Stato: in primis con il potenziamento dell’ecobonus e del bonus casa, con la facilitazione dell’accesso al credito per le imprese, il finanziamento della cassa integrazione e il credito d’imposta». 
 
Il questionario
Progetto Fuoco ha lanciato a metà aprile un questionario a cui hanno risposto 280 aziende per il 95% con sede in Italia, di cui il 39% attive nell’ambito della produzione e il 61% in quello della distribuzione. Tra le aziende di produzione, le tipologie merceologiche più frequenti – ciascuna realizzata dal 15% delle aziende – sono caldaie, stufe o termostufe a pellet, termocamini ad aria e/o ad acqua.
 
Il fermo produttivo
Per il 65% delle aziende dell’ambito produzione, durante la fase di lockdown è scattato il fermo totale, mentre per il 26% il fermo è stato parziale. Nel complesso 9 aziende su 10 hanno dovuto abbassare la serranda, in tutto o in parte.
Il 6% ha potuto continuare a lavorare, rispettando le misure di protezione imposte dai protocolli sulla sicurezza contro il contagio da Covid-19 approvati dal governo e dalle parti sociali. Il 2% ha risposto di aver continuato a lavorare ma con il fermo totale della produzione relativa al settore stufe e camini. Infine il 2% ha riconvertito la propria attività per produrre dispositivi di emergenza.
 
L’impatto sul fatturato
I mesi precedenti la pandemia non erano stati affatto negativi: il fatturato dell’inverno 2019-2020 è giudicato positivo dal 43% delle imprese intervistate, stazionario per il 42% e negativo per il 14%. La situazione è nettamente peggiorata con la diffusione del Coronavirus e le conseguenti misure di contenimento. Quasi un’impresa su due (il 47%) ha visto un crollo del fatturato pari o superiore al 75% rispetto allo stesso periodo del 2019. Per una su cinque (20%) il calo è stato tra il 50 e il 75%. Per il 22% delle imprese il calo è stimato tra il 25% e il 50%. Solo il 3% ha rilevato un calo inferiore al 25%. Il 6% non ha avuto variazioni di rilievo, mentre l’1% del campione ha notato un incremento.
La crisi colpisce con più forza le aziende della produzione: il 52% di queste ha perso il 75% o più del fatturato, quota che tra quelle della distribuzione scende al dato, pur sempre impressionante, del 44%. 

Ricerca e sviluppo
Una nota positiva, e un segnale di una voglia di ripartenza che non è mai venuta meno, viene dalle risposte alla domanda: in seguito alla crisi dovuta alla diffusione del virus COVID-19, la sua azienda ha potenziato gli investimenti in ricerca e sviluppo per sviluppare nuovi prodotti? Ha risposto affermativamente il 44% delle imprese del campione, mentre il 56% non ha messo in atto investimenti in R&S.
 
Le soluzioni
Dalla survey emerge con chiarezza l’opinione degli imprenditori del settore del fuoco sulle misure economiche necessarie per far ripartire il mercato. A raccogliere il maggiore consenso è il potenziamento dell’ecobonus e del bonus casa per le famiglie, indicato dal 29% della platea. Al secondo posto c’è il sostegno del credito alle imprese, un tema essenziale secondo il 26%. Il sostegno alla cassa integrazione è una misura urgente per il 14% delle aziende. 
L’ampliamento del credito d’imposta da parte dello Stato ottiene il 12% dei consensi. 
Per il 10% degli intervistati sono necessari maggiori investimenti in ricerca e sviluppo. 
Per il 5%, invece, sarebbe utile arrivare a fusioni e ad aggregazioni tra imprese, per renderle più competitive in un mercato che si prospetta sempre più duro. Nel restante 4% troviamo le altre soluzioni a problematiche urgenti proposte dagli intervistati: liquidità a fondo perduto da parte dello Stato verso le aziende, una forte riduzione delle tasse e della burocrazia.
 
Le previsioni
Le incertezze dal punto di vista sanitario – dovute alla concreta possibilità che per un periodo più o meno lungo dovremo convivere con il virus inventando nuovi modi per lavorare e stare insieme – si riflettono in una percezione sfocata dal punto di vista economico. Le aspettative sull’andamento della propria azienda per l’inverno 2020/2021 sono incerte per il 76% degli imprenditori intervistati.
Il 17% vede nero e prevede che la situazione evolverà in senso negativo. 
L’ottimismo coinvolge soltanto il 7% degli espositori e partner, che nonostante tutto dichiarano di nutrire aspettative positive.

GUARDA QUI I RISULTATI COMPLETI DELLA RICERCA

Piemmeti: a Progetto Fuoco 2020 prove tecniche per future alleanze Italia-Spagna che guardano all’America Latina.

Gettate le basi per una nuova sinergia con la fiera Expobiomasa e l’associazione Avebiom

Un roadshow extraeuropeo per promuovere un settore decisivo per il futuro energetico del pianeta, puntando su un mercato in crescita, come quello dell’America Latina. E’ questo l’intento dichiarato dalla dirigenza di Piemmeti, che si prepara ad allargare ulteriormente il proprio raggio d’azione scommettendo su una futura alleanza italo-spagnola.

Nel corso della 12esima edizione di Progetto Fuoco (19-22 febbraio, fiera di Verona), infatti, il direttore generale di Piemmeti, Raul Barbieri, assieme al coordinatore di AIEL Marino Berton, ha incontrato il direttore di Expobiomasa, Jorge Herrero, e il presidente di Avebiom, Pablo Rodero Masdemont, per gettare le basi di una nuova possibile sinergia tra il salone scaligero leader mondiale nel settore degli impianti e attrezzature per la produzione di calore ed energia dalla combustione della legna e la ‘sorella minore’ spagnola che si svolge ogni anno a Valladolid. Un tandem che vede in corsa anche l’italiana Aiel – Associazione italiana energia agroforestali (partner tecnico di Progetto Fuoco) e l’omonima associazione iberica Avebiom.

“Dopo 12 edizioni di Progetto Fuocoha dichiarato il direttore generale di Piemmeti, Raul Barbieri e i risultati record raggiunti quest’anno con 800 espositori arrivati da ogni latitudine, abbiamo deciso di allargare ulteriormente i nostri orizzonti non solo per continuare a crescere e garantire al settore della biomassa una piattaforma di riferimento a livello globale, ma anche per rafforzare la componente business. Ciò significa che, accanto alla nostra comprovata esperienza nel portare in Italia i più importanti produttori a livello internazionale, è giunto il momento di esportare il nostro know how e arrivare direttamente nei principali mercati di riferimento e in quelli emergenti con azioni mirate di promozione, informazione e formazione. Non a caso abbiamo deciso di scommettere su nuove possibili sinergie e su paesi dal forte potenziale di sviluppo, a partire dall’unione con  Expobiomasa e dall’America Latina, che auspichiamo possano portare a ulteriori alleanze per il futuro”.        

Progetto Fuoco 2020 
chiude con 60.000 operatori professionali, di cui il 30% stranieri

Con il nuovo format business-oriented la manifestazione si conferma piattaforma leader al mondo per il settore del riscaldamento a biomassa

Blucomb vince la prima edizione di Give Me Fire – Progetto Fuoco European Startup Award. Alla belga Sûti Design & Utility il premio del pubblico.


Si è chiusa oggi la dodicesima edizione di Progetto Fuoco con 60mila operatori professionali, di cui il 30% stranieri, con presenze in crescita da Francia, Germania, Spagna, Belgio e Russia. Un importante risultato, a cui si affianca l’elevato grado di soddisfazione degli 800 espositori presenti alla Fiera di Verona con i loro 3500 prodotti in mostra. La rassegna internazionale dedicata agli impianti e alle attrezzature per la produzione di calore ed energia dalla combustione si conferma dunque piattaforma leader al mondo per il business e l’aggiornamento del settore, grazie all’indiscussa qualità dell’offerta e del programma convegnistico che ha visto in prima linea le principali associazione di categoria, a partire da Aiel – Associazione Italiana Energie Agroforestali (partner tecnico della manifestazione).

Risultati positivi per un modello di business sostenibile

 “Il risultato decisamente positivo di questa 12^ edizione di Progetto Fuoco insieme a Eco House Expodichiara Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere conferma la scelta di Veronafiere di puntare sullo sviluppo di modelli di business sostenibili ed in linea con gli obiettivi europei del Green New Deal. Dal punto di vista commerciale, si sono rivelati vincenti il nuovo format business-oriented concentrato in quattro giornate, gli eventi di formazione, la valorizzazione delle start-up e gli investimenti per l’incoming di buyer in collaborazione con ICE-Agenzia che ci hanno permesso di avere in fiera oltre il 30% degli operatori dall’estero”.

Una grande vetrina per un comparto dalla grande vitalità

 “In questi quattro giorni di fieraha detto Raul Barbieri, direttore generale di Piemmeti, la società di Veronafiere che organizza Progetto Fuocoil comparto ha dimostrato una grande vitalità, dando risposte concrete sul fronte ambientale, economico e innovativo e dimostrandosi pronto a scommettere su nuove strategie per il futuro. Contro le visioni distorte che ancora colpiscono il nostro comparto, le aziende hanno prontamente fornito soluzioni all’avanguardia in linea con la richiesta crescente di prodotti sempre più sostenibili ed efficienti dal punto di vista energetico e dei risparmi. In più, con la prima edizione di Give Me Fire – Progetto Fuoco European Startup Award abbiamo lanciato un ulteriore sfida improntata sulla ricerca e lo sviluppo di progetti e idee tecnologicamente avanzati che guardino ad un miglioramento ulteriore della qualità dell’aria e delle performance degli apparecchi. Internazionalizzazione, promozione, comunicazione e affari sono stati infine gli altri quattro asset su cui abbiamo fortemente lavorato per fare ancora una volta di Progetto Fuoco la piattaforma decisiva per il comparto a livello globale”.     

L’innovazione sotto i riflettori

E proprio sul fronte dell’innovazione, particolare attenzione è stata dedicata alle giovani realtà imprenditoriali d’Europa, protagoniste del nuovo Innovation Village che ha debuttato quest’anno insieme al Give Me Fire – Progetto Fuoco European Startup Award. Un premio, quest’ultimo, promosso da Progetto Fuoco e Blum, in collaborazione con Aiel, che ha visto in gara alcune delle migliori startup del settore del riscaldamento e dell’energia prodotta dalla legna. Ad aggiudicarsi il primo posto in assoluto è stata la Blucomb di Udine con i suoi bruciatori pirolitici a pellet brevettati che non richiedono controlli elettronici, parti meccaniche in movimento e nemmeno la corrente elettrica e che riducono significativamente le emissioni inquinanti, garantendo livelli di CO e di particolato molto più bassi di qualsiasi altra combustione tradizionale. E’ stata invece la stufa intelligente e a portata di app, progettata dalla startup belga Sûti Design & Utility, a conquistare il premio del pubblico per la sua facilità di gestione e il suo particolare design. 

Appuntamento al 2022 ma non solo

L’appuntamento con la prossima edizione di Progetto Fuoco a Veronafiere, promossa da Piemmeti, è nel 2022. E intanto sono già definite le date di Italia Legno Energia, in programma alla Fiera di Arezzo dal 4 al 6 febbraio 2021 sempre sotto la regia di Piemmeti.

Info: Piemmeti SpA
Via San Marco 11/c – 35129 Padova
info@piemmetispa.com

La startup Blucomb vince la prima edizione di Give Me Fire – Progetto Fuoco European Startup Award

L’innovazione nel settore fuoco ha una nuova stella: è Blucomb

La startup di Udine è la vincitrice della prima edizione di Give Me Fire – Progetto Fuoco European Startup Award, il premio internazionale dedicato all’innovazione nei settori del riscaldamento e dell’energia prodotti dalla legna e dalle biomasse, promosso da Progetto Fuoco e Blum, in collaborazione con Aiel – Associazione Italiana Energie Agroforestali. Il verdetto è stato pronunciato da una giuria formata da dieci esperti il 22 febbraio, giornata conclusiva della dodicesima edizione di Progetto Fuoco alla Fiera di Verona. In gara c’erano 12 aziende innovative – dieci italiane, una francese e una belga – selezionate tramite una call internazionale e ospitate nel primo Give Me Fire Innovation Village al Padiglione 9 del salone scaligero. Blucomb si è aggiudicata un premio consistente in servizi per un valore di 15 mila euro, tra cui postazioni gratuite in uno stand alla quarta edizione di Italia Legno Energia, l’evento promosso da Progetto Fuoco alla Fiera di Arezzo dal 4 al 6 febbraio 2021, e all’edizione 2022 di Progetto Fuoco alla Fiera di Verona.

Un bruciatore a microgassificazione per una maggiore efficienza e basse emissioni

Blucomb è un bruciatore a microgassificazione per stufe a pellet che garantisce grande efficienza e basse emissioni. Ciò è possibile perché suddivide la combustione in due parti: prima trasforma il combustibile in carbone e gas, e solo successivamente li brucia, il tutto senza il bisogno di utilizzare energia. Una storia che affonda le radici nei laboratori dell’Università di Udine, di cui Blucomb nasce come spin-off nel 2012: per un progetto con il professor Alessandro Peressotti sono stati realizzati dei fornelli migliorati per la cottura dei cibi nei Paesi in via di sviluppo, da cui è nato poi l’attuale bruciatore. Nell’ambito di progetti internazionali, Blucomb insegna alle popolazioni locali di alcuni paesi dell’Africa occidentale (Ghana, Togo, Sierra Leone, Camerun, Burundi, Zimbabwe, Etiopia) come costruire il fornello con materiali e tecnologie disponibili in loco.

L’innovazione sotto i riflettori a Progetto Fuoco

«La prima edizione di Give Me Fire ha mantenuto le promesse – commenta Raul Barbieri, direttore generale di Piemmeti, la società di Veronafiere che organizza Progetto Fuoco -, scattando la fotografia di un settore in cui la competizione si gioca sempre più sull’innovazione di prodotto, dalla ricerca di minori emissioni e maggiori rendimenti fino a una concezione di design in linea con le tendenze della contemporaneità».

Un nuovo modello di business

«È stata una bella sfida – aggiunge Luca Barbieri di Blum –, iniziata con un’intensa attività di scouting e maturata attraverso il programma del Give Me Fire Innovation Village nel corso di Progetto Fuoco. Un’esperienza da cui anche chi non è stato premiato si porta a casa qualcosa: i contatti con potenziali clienti e partner industriali possono essere preziosi, come gli scambi di idee con esperti e colleghi startupper».

La tecnologia del calore

«Il nostro brevetto consiste in una camera di reazione che mette ordine nelle reazioni che ci sono all’interno della combustione – dice il fisico Carlo Ferrato, co-founder di Blucomb -. Dividiamo la combustione in due fasi: trasformiamo prima il pellet in carbone e in gas combustibile e, in una seconda fase, trasformiamo il carbone in gas combustibile e cenere. Questo consente di produrre un gas infiammabile che viene poi miscelato all’aria per ottenere combustioni molto pulite rispetto alle stufe a pellet tradizionali, che non differenziano le fasi e bruciano tutto assieme. A differenza di queste ultime, inoltre, Blucomb funziona senza corrente elettrica. Siamo partiti con l’Università di Udine: con il professor Alessandro Peressotti della facoltà di Agraria abbiamo realizzato dei fornelli migliorati per la cottura dei cibi nei Paesi in via di sviluppo. Abbiamo adattato quella soluzione alle stufe domestiche e alle piccole caldaie. Tutti i nostri bruciatori permettono di ottenere combustioni con valori emissivi ottimi, e si possono applicare alle stufe tradizionali migliorandone di molto l’efficienza, grazie all’adattabilità in termini di durata della combustione e di potenza».

Il premio del pubblico

Il premio del pubblico, assegnato dai visitatori dello stand che hanno compilato centinaia di schede inserendole nelle apposite urne, è stato assegnato a Sûti Design & Utility, brand di stufe a pellet caratterizzate da un design particolare e da un’alta tecnologia, creato dall’azienda belga Distri & Design.

Le altre start up premiate

Tra le 12 startup in gara la giuria ha selezionato tre semifinaliste: sul podio, oltre a Blucomb, hanno trovato posto sono Pyro & Tech – startup di Villa di Tirano (Sondrio) che ha realizzato il sistema Hybrid che coniuga i vantaggi di un micro cogeneratore con quelli di una caldaia a biomassa – e Black Box Green – startup di Fiorano Modenese (Modena) che propone un sistema di monitoraggio, analisi e controllo per la corretta efficienza energetica del sistema di combustione o gassificazione di biomasse che si può gestire tramite cloud.

La vetrina del punto vendita

Tappa obbligata di una narrazione più estesa

Tutti i brand comunicano prodotto e valori attraverso molteplici canali: dalle forme tradizionali come la carta stampata e la partecipazione a fiere alle forme più contemporanee come la presenza nei social e la profilazione dei clienti. Linguaggi tra loro differenti con un unico principale scopo: vendere, portando il cliente finale nel punto vendita. E il nostro cliente cosa fa? Guarda le riviste, segue facebook, forse pinterest ed instagram, si informa, passeggia e fa shopping on line e nei luoghi fisici. Vive, quindi, immerso in un mondo di sollecitazioni estetiche e di informazioni tecniche che danno forma al suo immaginario e che, in qualche modo, si aspetta di ritrovare nello showroom. E lì cosa accade? Parcheggia ed entra. Tra queste due azioni, scontate e banali, ci giochiamo un’enorme opportunità di comunicazione: la vetrina!

La vetrina come strumento di vendita

Ovunque il nostro negozio sia situato è esso stesso strumento di vendita, parte del racconto iniziato dai vari brand nelle forme più svariate. E quindi, cosa dobbiamo fare per non sospendere la narrazione? Iniziamo tenendo a mente che la vetrina è, da sempre, il biglietto da visita del nostro negozio, l’incipit accattivante, proseguendo in termini letterari, e che serve a raggiungere tre obiettivi: catturare l’attenzione, emozionare e far entrare nel nostro negozio. Nelle aziende del mondo della moda e dell’arredamento, dei professionisti specializzati, (i visual merchandiser) si occupano di progettare sempre nuove vetrine per le varie tappe del calendario commerciale (Back to school, Natale, San Valentino, i saldi, etc). La cura del dettaglio, l’originalità del risultato sono alla base del desiderio d’acquisto. Questi ragionamenti valgono anche per il nostro settore.

Ispirazioni espositive

Il consumatore è lo stesso, esce da Zara, dove le vetrine si rinnovano ad un ritmo vertiginoso, entra da ikea e si sente parte di questo mondo emozionale e poi arriva nella nostra showroom…e cosa trova? Per rispondere a questa domanda mi appello all’entusiasmante visita a Progetto Fuoco, dove le soluzioni espositive erano ispiranti e di grande qualità. Penso all’eleganza minimale e alla cura al dettaglio di Mcz, al calore naturale espresso nelle vetrine da Palazzetti, al sapiente uso delle carte da parati e del colore di Termorossi, alla comunicazione di Nordica e a tante altre suggestioni presenti in fiera. Perché non trarne ispirazione? Se il nostro punto vendita ha due vetrine approfittiamo per ricreare due ambientazioni viste in fiera, una per il mondo della stufa a legna l’altra per la stufa a pellet, cerchiamo di portare le emozioni che abbiamo vissuto, tenendo a mente che il nostro consumatore è già abituato a questo tipo di linguaggio in altri contesti, e lo ricerca inconsciamente nel proprio atto d’acquisto.

vetrina

Thermorossi ha creato delle vetrine molto eleganti, usando in modo sapiente il colore.
Gli elementi tessili verticali ed orizzontali sulle gamme dei rossi mettono in risalto la stufa (accesa!) grigia in armonia con gli altri elementi d’arredo. (Usa anche tu: pochi elementi d’arredo in armonia di stile).

Il fuoco: un asso nella manica

Il fuoco evoca emozioni antiche, nessun settore ha un ingrediente così accattivante e denso di valenze! Nulla comunica di più di una vetrina con un prodotto in funzione, magari visibile anche la sera d’inverno, con il buio, mentre fermi nel traffico si pensa al proprio rientro a casa.  Un caminetto acceso ben arredato, una stufa con una piccola ambientazione ispirata magari alle tante soluzioni viste in fiera dovrebbero accogliere il nostro cliente suscitandogli le emozioni che abbiamo vissuto noi visitando gli stand di Progetto fuoco, instillandogli il desiderio di poter appartenere a questo mondo anche attraverso l’acquisto del prodotto esposto. Come un’emozione effimera, va tenuta in vita riattizzandola con costanza, così anche le vetrine vanno aggiornate durante l’anno.

Palazzetti storefront window

Il caminetto si presta alla costruzione in vetrina di un living caldo ed emozionale. Palazzetti ha ambientato il prodotto novità ricreando un’atmosfera contemporanea ed avvolgente anche  grazie all’armonia cromatica tra il rovere chiaro e la gamma dei blu. (Usa anche tu: il prodotto acceso inserito in un ambiente suggestivo).

La novità è tutto

E’ importante prevedere dei rinnovi, delle rotazioni a seconda del calendario commerciale: promozioni, saldi, Natale…devono trovare espressione in vetrina, questo ci consentirà di dare una percezione di novità e di far ruotare il prodotto esposto. Tenendo a mente che il consumatore è sempre lo stesso, sia che acquisti una stufa o una maglietta, in store o on-line, dobbiamo mettere in atto tutte le strategie per soddisfare le sue esigenze creando una shopping experience contemporanea ed entusiasmante che inizi dalla navigazione in un sito internet, passi attraverso la nostra vetrina e finisca con la recensione entusiastica su facebook della propria nuova stufa acquistata nel nostro negozio.

vetrina

Grande efficacia comunicativa della vetrina di Nobis, il colore giallo calamita lo sguardo del cliente, il marchio grande e in rilievo e i plus di prodotto definiscono la brand Identity. (Usa anche tu: i materiali comunicativi messi a disposizione dai brand).

I 5 punti irrinunciabili per la costruzione di una bella vetrina:

1.       BRAND IDENTITY:

Rivolgiti al brand che rappresenti. Tutti i principali marchi hanno una struttura dedicata allo studio della valorizzazione del proprio prodotto nel punto vendita, con soluzioni riconoscibili e studiate ad hoc volte a rafforzare l’identità e la riconoscibilità del brand.

2.        GIVE ME FIRE:

Il fuoco trasmette emozioni ancestrali, comunicando al cliente tutte le potenzialità estetiche del prodotto. Ove sia possibile accendi sempre il prodotto in vetrina. Ove non lo fosse utilizza all’interno della stufa, o del camino delle lampadine effetto fiamma, nascoste magari dalla legna.

3.       CATTURA L’ATTENZIONE: 

La vetrina dovrebbe essere visibile dalla strada. Quindi in presenza di più vetrine, privilegia per un bell’allestimento quella sita nel punto maggiormente visibile e di passaggio. Se la vetrina avesse uno zoccolo, posiziona il prodotto su una pedana e arretralo dal filo della vetrina.

4.       EMOZIONA:

Non dimenticare mai che le stufe e i caminetti in particolare, oltre che apparecchi per riscaldare, sono oggetti di arredamento. Questa componente va valorizzata: crea degli allestimenti caldi (le foto di Progetto fuoco pubblicate sono delle buone ispirazioni), che lavorino sulla parte emozionale dell’acquisto.

5.       EMOZIONA E RIEMOZIONA:

Ricordati che il cliente è dinamico, immerso in una società dinamica. Prevedi una rotazione delle vetrine. Fissati un calendario operativo e dei temi (in questo caso il supporto dei marchi è di enorme aiuto) e rinnova con poca spesa la tua immagine, il negozio verrà percepito così ancor più dinamico ed attrattivo.

La prossima edizione di Progetto Fuoco vi aspetta dal 23 al 26 febbraio 2022. Dal 4 al 6 febbraio 2021 non perdete Italia Legno Energia alla Fiera di Arezzo.

Green New deal ed energia rinnovabile dal legno

Calano i consumi energetici, ma aumentano quelli da fonti rinnovabili 

Se ne è parlato a Progetto Fuoco, durante il convegno “Green New Deal ed energia rinnovabile dal legno” indetto da AIEL, Piemmeti SpA, Ministero dell’Ambiente e Progetto PrepAIR.

Le buone notizie

Notizie positive sulla diffusione delle energie rinnovabili sono giunte da Paolo Liberatoreresponsabile ufficio statistica del GSE (Gestore Servizi Energetici, SpA controllata dal Ministero dell’Economia): circa il 20% dei consumi di energia termica nel nostro Paese è coperto da fonti energetiche rinnovabili. I consumi di energia da biomassa si attestano intorno al 70% dei consumi complessivi da fonti rinnovabili nel settore termico e al 30-35% dei consumi complessivi di energia da FER. Questo incremento è dovuto anche alla diffusione del Conto termico che riconosce un incentivo economico fino al 65% della spesa per gli interventi di sostituzione di vecchi apparecchi con nuove tecnologie. Negli ultimi tre anni infatti, circa il 60% degli interventi richiesti in Conto termico riguarda la sostituzione di caldaie e stufe a biomasse e assorbe circa il 50% degli incentivi riconosciuti.

Green New deal
Green New deal

I dati: incentivi e risultati

Sono state 67.000 le richieste di incentivo pari a 288,5 milioni di euro riconosciuti nel 2019 all’interno del Conto Termico, per sostituire i vecchi impianti e andati soprattutto a Lombardia, Veneto e Piemonte. Entro il 2030 l’Italia ha in programma una drastica revisione del parco energetico costituito da 9 milioni di generatori, il 70% dei quali ha più di 10 anni. Se infatti le stufe a pellet (il 22% del biocombustibile) in Italia appartengono alle ultime generazioni, per gli apparecchi da riscaldamento a legna sono attivi impianti anche molto datati e che bruciano il 77% del biocombustibile, come ha spiegato Valter Francescato direttore tecnico AIEL nel convegno moderato da Fabio Romeo del Ministero dell’Ambiente- settore Inquinamento atmosferico. A livello di bio – consumi in Italia il 72,3% riguarda la legna, il 19,2% il pellet e l’8,5% il cippato; mentre i consumi per tipologia di apparecchi vedono al primo posto le caldaie a legna, seguite da camini chiusi, stufe a legna e cucine a legna.

Silvia Pillon dell’ARPAV Veneto ha preso in esame i risultati di 23.000 interviste effettuate nel 2019 nel solo bacino padano per il progetto PrepAIR finanziato dall’Unione Europea: emerge che una famiglia su 5 usa la legna per riscaldarsi o per cucinare, che un milione sono le stufe a legna in uso e 480.000 a pellet. Il pellet è più diffuso in Lombardia, mentre i caminetti tradizionali in Emilia. Nelle regioni del nord la legna è soprattutto auto prodotta e la manutenzione è costante.

Riccardo De Lauretis dell’ISPRA (Istituto Superiore di Protezione e Ricerca Ambientale) ha fornito le stime sulle emissioni: il gas serra è in calo mentre aumentano le polveri sottili.

Green New deal

Leggi la notizia in inglese sul nuovo numero bilingue di PF Magazine.

Biomasse e polveri sottili

Per migliorare la qualità dell’aria il futuro passa dalle energie rinnovabili non dal petrolio.

Durante ogni stagione termica l’inquinamento atmosferico diventa il tema centrale di un acceso dibattito. Gli elevati livelli di polveri sottili nell’aria, complici le condizioni di alta pressione e assenza di vento così tipiche della Pianura Padana, richiamano provvedimenti di limitazione del traffico. Quest’anno fino ai diesel euro 6, come è stato il caso di Roma. Ma anche il riscaldamento a biomassa legnosa, legna e pellet, è stato additato da più parti come principale responsabile dell’emergenza smog. È necessario però fare chiarezza ed evitare di diffondere informazioni distorte o parziali che non propongono soluzioni concrete e credibili. Opinionisti, ricercatori del mondo scientifico o portatori di interessi si sono espressi in modo categorico citando dati ed esprimendo opinioni incomplete e talvolta fuorvianti sulla connessione tra biomasse e polveri sottili.

Si è detto, infatti, che negli ultimi anni c’è stato un aumento dei consumi di legna e pellet.

Non è così. L’ultimo Rapporto Statistico GSE[1] attesta che negli ultimi 6 anni il consumo di legna e pellet nel settore residenziale è rimasto sostanzialmente stabile e a livello regionale una indagine di Arpa Veneto[2] del 2013 ha registrato un calo dei consumi di legna rispetto al 2006 di ben 260.000 tonnellate. Chi afferma il contrario è evidentemente disinformato. 

Anche il numero di generatori a legna e pellet si dice abbia visto un vero e proprio boom. 

Anche in questo caso si tratta di un dato inesatto. I dati dell’Osservatorio AIEL attestano come il numero dei generatori sia addirittura in leggero calo. Si passa da 9,4 milioni di generatori nel 2014 a 9,1 nel 2018. Anche a livello regionale si conferma questo trend. Arpa Lombardia ha rilevato che nell’arco di 8 anni ,dal 2008 al 2015, i generatori sono rimasti intorno alle 600.000 unità. Arpa Veneto ha rilevato solo un lieve incremento dell’1% dal 2006 al 2013 (672.000).

La qualità dell’aria è peggiorata in questi ultimi anni?

No, anzi. Lo dice l’Agenzia Europea per l’ambiente che attesta come negli ultimi 30 anni ci sia stato un generale miglioramento della qualità dell’aria. Nella città di Milano, ad esempio, nel 2005 i giorni oltre i limiti consentiti furono 152, mentre nel 2019 sono stati solo 72; nelle serie storiche il picco massimo nel capoluogo lombardo fu di 309 microgrammi/metro cubo nel 2002 contro i 107 del 2019 (dati Arpa Lombardia[3]). Certo ci sono stati periodi critici in quest’inverno appena trascorso. Ma la serie di provvedimenti degli ultimi anni hanno avuto la meglio nel dimostrare un generale miglioramento della qualità dell’aria.

Sono state adottate infatti misure strutturali, e non emergenziali, in molte regioni ed in particolare in quelle del Bacino padano, che hanno sancito per legge di non poter utilizzare generatori fino a 2 stelle[4] a partire dal 2018 e fino a 3 stelle a partire dal 1° gennaio di quest’anno: si tratta di almeno 1 milione di generatori che, considerati tecnologicamente obsoleti e inquinanti per quanto riguarda i livelli di polveri sottili, che sono stati spenti per legge! In questo modo si contribuisce a migliorare la qualità dell’aria e il consumatore, dal canto suo, può orientare la propria scelta verso gli oltre 2.600 modelli di generatori più virtuosi a 4 e 5 stelle classificati nell’ambito della certificazione ariaPulita®[5].

Ma chi controlla che queste norme vengano rispettate?

AIEL chiede da anni che siano previsti rigorosi controlli. I limiti di utilizzo per le classi qualitative di apparecchi a biomasse meno virtuose devono essere rispettati. Devono inoltre essere implementati i catasti regionali degli impianti termici. Attraverso i catasti è possibile anche garantire le periodiche manutenzioni agli apparecchi per assicurarne i livelli ottimali di funzionamento.

In questo modo si contribuisce anche a rendere più responsabile l’utente finale. E’ lui che, con l’utilizzo quotidiano del generatore, svolge un ruolo determinante nel mantenere minimi i livelli di emissione e la correlazione tra biomasse e polveri sottili. Su questi temi nel 2018 AIEL ha sottoscritto un Protocollo d’intesa con il Ministero dell’Ambiente.

La quota di emissioni imputabile alla combustione di biomasse legnose è aumentata?

No, anche questa affermazione non è corretta. Le rilevazioni di Arpa Lombardia danno evidenza che dal 2010 al 2015 le emissioni di PM dalla combustione di biomasse in Regione sono diminuite di circa il 30%. Anche un’indagine condotta da Arpa Veneto ha confermato una riduzione del 20% delle PM prodotte da legna e pellet dal 2006 al 2013. Questo grazie al turnover tecnologico. Ovvero alla sostituzione dei vecchi apparecchi a biomasse con generatori, sempre a legna e pellet, ma più performanti dal punto di vista tecnico-ambientale. 

Questo dato è sufficiente per garantire al 40% della popolazione italiana che vive nel bacino padano di respirare un’aria pulita?

No, bisogna fare molto di più sia sul fronte della mobilità sostenibile sia sul fronte del riscaldamento domestico. Bisogna accelerre la transizione dai combustibili fossili a tutte le fonti rinnovabili. E il settore del riscaldamento domestico a biomasse si è fatto parte diligente nei confronti del problema. Si è investito molto in ricerca e innovazione tecnologica per rendere sempre più efficienti gli apparecchi e ridurne le emissioni.

I risultati ottenuti sono stati oggetto di una ricerca da parte di Altroconsumo, prestigiosa rivista del mondo consumeristico, che ha effettuato prove di laboratorio indipendenti su apparecchi a legna e pellet a 4 stelle con cicli di funzionamento reale, incluso accensione e spegnimento, dimostrando come le emissioni di polveri da parte dei generatori a legna e pellet si riducono da 4 a 8 volte rispetto ai fattori di emissione utilizzati dall’inventario ufficiale Inemar, ovvero i livelli di emissione medi del parco installato.

Bisogna quindi togliere gli incentivi al settore del riscaldamento a biomasse?

Se vogliamo migliorare la qualità dell’aria bisogna fare esattamente il contrario. È necessario intensificare l’impegno a incentivare la sostituzione dei vecchi e obsoleti apparecchi a legna e pellet. I nuovi e moderni generatori che garantiscono elevati livelli di efficienza energetica e basse emissioni di polveri.

La soluzione quindi è il GPL al posto delle biomasse?

E come? Con l’incentivo Conto Termico. E i primi risultati sono già apprezzabili. Nel 2017, a fronte di poco più di 23.400 interventi di sostituzione incentivati, è stato possibile ottenere una riduzione pari a 1.100 tonnellate annue di particolato (PM) e di circa 80.000 tonnellate annue di CO2 equivalente (Gse, 2018) [6]. Nel 2018, a fronte di un raddoppio degli interventi di sostituzione (pari a poco più di 46.000) è ragionevole affermare un raddoppio anche dei benefici ambientali derivanti. Ovvero una mancata emissione in atmosfera di 2.200 tonnellate annue di particolato (PM) e di circa 160.000 tonnellate annue di CO2equivalente. 

AIEL, Associazione Italia Energie Agroforestali, sostiene, infine che sia fondamentale che tutti gli incentivi alle biomasse legnose siano finalizzati esclusivamente ai generatori di qualità con alti rendimenti e basse emissioni, come già previsto dall’Accordo interministeriale sottoscritto a giugno 2019 nel corso del Clean Air Dialogue.

biomasse e polveri sottili

I rappresentanti del mondo petrolifero dicono che la soluzione alternativa alle biomasse legnose sia il GPL. Il Gas di Petrolio Liquefatto viene descritto come pulito e a zero polveri. Fingono di dimenticare che i principali responsabili del cambiamento climatico a scala planetaria sono proprio i combustibili di origine fossile, che emettono il principale gas climalterante che è la CO2. Per ogni megawattora di energia primaria prodotta, il gasolio emette in atmosfera 326 kg di CO2 equivalente, il GPL 270 kg di CO2 equivalente, il metano 250 kg di CO2 equivalente, il pellet solo 29 kg di CO2 equivalente, la legna da ardere 25 kg di CO2equivalente[7]. Anche molti altri Paesi Ue vanno in direzione diametralmente opposta a quella delle fonti fossili. Il Governo austriaco ha recentemente deciso di vietare l’installazione di caldaie a gasolio nelle nuove costruzioni. Anche la Norvegia ha proibito l’uso di gasolio e cherosene per il riscaldamento degli edifici (fonte: Bioenergy Europe).


[1] GSE Rapporto Statistico 2018 pubblicato nel dicembre 2019 – https://www.gse.it/documenti_site/Documenti GSE/Rapporti statistici/GSE – Rapporto Statistico FER 2018.pdf

[2] INDAGINE SUL CONSUMO DOMESTICO DI BIOMASSE LEGNOSE IN VENETO. Risultati dell’indagine campionaria e stima delle emissioni in atmosfera (2015). https://www.arpa.veneto.it/temi-ambientali/aria/file-e-allegati/Consumi%20domestici%20legna%20in%20Veneto_1.0.pdf

[3] ARPA Agenzia Regionale della Lombardia per la Protezione dell’Ambiente

[4] Certificazione ambientale dei generatori di calore alimentati a biomasse combustibili solide prevista dal  Decreto 7 novembre 2017 n. 186 del Ministero Ambiente, che classifica le prestazioni degli apparecchi in 5 classi di qualità da 1 a 5 stelle. 

[5] www.certificazioneariapulita.it

[6] https://www.gse.it/documenti_site/Documenti%20GSE/Rapporti%20delle%20attivit%C3%A0/GSE_RA2017.pdf

[7] I fattori di emissione LCA citati tengono conto del consumo di tutte le risorse lungo l’intero ciclo di vita della rispettiva fonte di energia. I fattori sono espressi in  kg CO2eq per MWh di energia finale. I fattori sono stati calcolati dall’ Università di Stoccarda (Institut für Energiewirtschaft und Rationelle Energieanwendung, IER), utilizzando il database GEMIS (Global Emissions Model for integrated Systems) Versione 4.95.

Presentata a Milano Progetto Fuoco 2020


RISCALDAMENTO A BIOMASSA, SETTORE IN CRESCITA CHE CONTRIBUISCE AD ABBATTERE POLVERI E CO2
A PROGETTO FUOCO 800 ESPOSITORI E L’INNOVAZIONE DELLE STARTUP 

Presentata a Milano, nella suggestiva cornice della Dream Factory, la 12° edizione di Progetto Fuoco, il più importante appuntamento al mondo dedicato al riscaldamento a biomassa.

Un settore in ottima forma che genera posti di lavoro e buone pratiche: il riscaldamento a biomassa e legna vede nell’Italia un polo d’eccellenza a livello mondiale. A Progetto Fuoco (19-22 febbraio, Fiera di Verona) sono attesi 75mila visitatori da oltre 70 Paesi del mondo e 800 espositori (per il 40% esteri) che presenteranno le migliori tecnologie che stanno contribuendo all’abbattimento di polveri e CO2. Un settore vivo e dinamico con una spiccata sensibilità ambientale, che per il primo anno si contaminerà con le idee e le tecnologie proposte da 12 startup europee che competono per la prima edizione di Give Me Fire Startup Award.

Ne hanno parlato Maurizio Danese e Giovanni Mantovani, presidente e direttore generale di Verona Fiere Spa, Raul Barbieri, direttore generale di Piemmeti SpA, la società di Veronafiere che organizza Progetto Fuoco, Marino Berton, consulente strategico AIEL e Luca Barbieri, coordinatore dell’iniziativa Give Me Fire Startup Award.

Progetto Fuoco è la più importante fiera di impianti e attrezzature per la produzione di calore ed energia dalla combustione della legna, e si svolge ogni due anni alla Fiera di Verona. All’ultima edizione, nel 2018, hanno partecipato oltre 71 mila visitatori, dei quali 15 mila stranieri provenienti da 70 Paesi, e 782 aziende espositrici, di cui 322 estere provenienti da 40 Paesi. https://www.progettofuoco.com/

Blum. Business as a medium

Giulio Todescan

giulio.todescan@blum.vision

+39.344.2930701

Biomasse, polveri sottili. Per migliorare la qualità dell’aria il futuro passa dalle energie rinnovabili, non dal petrolio

BIOMASSE, POLVERI SOTTILI

PER MIGLIORARE LA QUALITÀ DELL’ARIA IL FUTURO PASSA DALLE ENERGIE RINNOVABILI, NON DAL PETROLIO

L’inquinamento atmosferico è in questi giorni al centro del dibattito e gli elevati livelli di polveri sottili nell’aria, complice l’alta pressione e l’assenza di vento, hanno richiamato provvedimenti di limitazione del traffico fino ai diesel euro 6, come a Roma. Ma anche il riscaldamento a biomassa legnosa, legna e pellet, è stato additato da più parti come principale responsabile dell’emergenza smog.

È necessario però fare chiarezza ed evitare di diffondere informazioni distorte o parziali che non propongono soluzioni concrete e credibili.

In questi giorni opinionisti, ricercatori dal mondo scientifico o portatori di interessi, si sono espressi in modo categorico citando dati ed esprimendo opinioni incomplete e talvolta fuorvianti.

Si cita, infatti, da più parti che negli ultimi anni c’è stato un aumento dei consumi di legna e pellet.

Non è così. L’ultimo Rapporto Statistico GSE1 attesta che negli ultimi 6 anni il consumo di legna e pellet nel settore residenziale è rimasto sostanzialmente stabile e a livello regionale una indagine di Arpa Veneto2 del 2013 ha registrato un calo dei consumi di legna rispetto al 2006 di ben 260.000 tonnellate. Chi afferma il contrario è evidentemente disinformato.

Da alcune parti si parla di un boom nell’aumento del numero di generatori a legna e pellet.

Anche in questo caso si tratta di un dato inesatto. I dati dell’Osservatorio AIEL attestano come il numero dei generatori sia addirittura in leggero calo passando da 9,4 milioni di generatori nel 2014 a 9,1 nel 2018.

Anche a livello regionale si conferma questo trend, Arpa Lombardia ha rilevato che nell’arco di 8 anni dal 2008 al 2015 i generatori sono rimasti intorno alle 600.000 unità, mentre Arpa Veneto ha rilevato solo un lieve incremento dell’1% dal 2006 al 2013 (672.000).

La qualità dell’aria è peggiorata in questi ultimi anni?

No, anzi. Lo dice l’Agenzia Europea per l’ambiente che attesta negli ultimi 30 anni un generale miglioramento della qualità dell’aria. Ad esempio nella città di Milano nel 2005 i giorni oltre i limiti consentiti furono 152, mentre nel 2019 sono stati solo 72. Nelle serie storiche il picco massimo nel capoluogo lombardo fu di 309 microgrammi/metro cubo nel 2002 contro i 107 del 2019 (dati Arpa Lombardia3).

Certo la situazione di questi giorni è critica ma la serie di provvedimenti degli ultimi anni sta dimostrando un generale miglioramento della qualità dell’aria.

Sono state adottate infatti misure strutturali, e non emergenziali, in molte regioni ed in particolare in quelle del bacino padano, che hanno sancito per legge di non poter utilizzare generatori a 2 stelle4 a partire dal 2018 e a 3 stelle a partire dal 1° gennaio di quest’anno, stiamo parlando di almeno 1 milione di generatori solo nel Bacino Padano! In questo modo si contribuisce a migliorare la qualità dell’aria e orienta i consumatori a scegliere tra i ben oltre 2.600 modelli di generatori più virtuosi a 4 e 5 stelle nell’ambito della certificazione ariaPulita.

Ma chi controlla che queste norme vengano rispettate?

AIEL chiede da anni che siano previsti rigorosi controlli affinché i limiti di utilizzo per le classi qualitative di apparecchi a biomasse meno virtuose vengano rispettati e vengano implementati i catasti regionali degli impianti termici attraverso i quali è possibile anche garantire le periodiche manutenzioni agli apparecchi per assicurarne i livelli ottimali di funzionamento. In questo modo si contribuisce anche a rendere più responsabile l’utente finale che, con l’utilizzo quotidiano del generatore, svolge un ruolo determinante nel mantenere minimi i livelli di emissione. Su questi temi abbiamo sottoscritto un Protocollo con il Ministero dell’Ambiente nel 2018.

La quota di emissioni imputabile alla combustione di biomasse legnose è aumentata?

No, anche questa affermazione non è corretta. Le rilevazioni di Arpa Lombardia danno evidenza che dal 2010 al 2015 le emissioni di PM dalla combustione di biomasse in Regione Lombardia sono diminuite di circa il 30%. Anche una indagine condotta da Arpa Veneto ha confermato una riduzione del 20% delle PM prodotte da legna e pellet dal 2006 al 2013. Questo grazie al “turnover tecnologico”, ovvero alla sostituzione dei vecchi apparecchi con generatori sempre a biomasse ma più performanti dal punto di vista tecnico‐ambientale.

Questo dato è sufficiente per garantire al 40% della popolazione italiana che vive nel bacino padano di respirare un’aria pulita?

No, bisogna fare molto di più sia sul fronte della mobilità sostenibile sia sul fronte del riscaldamento domestico accelerando la transizione dai combustibili fossili a tutte le fonti rinnovabili. E il settore del riscaldamento domestico a biomasse si è fatto parte diligente nei confronti del problema investendo in ricerca e innovazione tecnologica per rendere sempre più efficienti gli apparecchi e ridurne le emissioni. I risultati ottenuti sono stati oggetto di una ricerca da parte di Altroconsumo, prestigiosa rivista del mondo consumeristico, che ha effettuato prove di laboratorio indipendenti su apparecchi a legna e pellet a 4 stelle con cicli di funzionamento reale, incluso accensione e spegnimento, dimostrando come le emissioni di polveri da parte dei generatori a legna e pellet si riducono da 4 a 8 volte rispetto ai fattori di emissione utilizzati dall’inventario ufficiale Inemar, ovvero i livelli di emissione medi del parco installato.

Bisogna quindi togliere gli incentivi al settore del riscaldamento a biomasse?

Se vogliamo migliorare la qualità dell’aria bisogna fare esattamente il contrario. È necessario intensificare l’impegno a incentivare la sostituzione dei vecchi e obsoleti apparecchi a legna e pellet con nuovi e moderni generatori che garantiscono elevati livelli di efficienza energetica e basse emissioni di polveri. E come? Con l’incentivo Conto Termico. E i primi risultati sono già apprezzabili. Nel 2017, a fronte di poco più di 23.400 interventi di sostituzione incentivati, è stato possibile ottenere una riduzione pari a 1.100 tonnellate annue di particolato (PM) e di circa 80.000 tonnellate annue di CO2 equivalente (Gse, 2018). Nel 2018, a fronte di un raddoppio degli interventi di sostituzione (pari a poco più di 46.000) è ragionevole affermare un raddoppio anche dei benefici ambientali derivanti, ossia una mancata emissione in atmosfera di 2.200 tonnellate annue di particolato (PM) e di circa 160.000 tonnellate annue di CO2 equivalente.

AIEL, Associazione Italia Energie Agroforestali, sostiene, infine che sia fondamentale che tutti gli incentivi alle biomasse legnose siano finalizzati esclusivamente ai generatori di qualità con alti rendimenti e basse emissioni, come già previsto dall’Accordo interministeriale sottoscritto a giugno 2019 nel corso del Clean Air Dialogue.

La soluzione quindi è il GPL al posto delle biomasse?

I rappresentanti del mondo petrolifero dicono che la soluzione, alternativa alle biomasse legnose, sia il GPL, ovvero il Gas di Petrolio Liquefatto in quanto pulito a zero polveri, ma fingono di dimenticare che i principali responsabili del cambiamento climatico a scala planetaria sono proprio i combustibili di origine fossile che emettono il principale gas climalterante che è la CO2. Per ogni megawattora di energia primaria prodotta, il gasolio emette in atmosfera 326 kg di CO2 equivalente, il GPL 270 kg di CO2 equivalente, il metano 250 kg di CO2 equivalente, il pellet solo 29 kg di CO2 equivalente, la legna da ardere 25 kg di CO2 equivalente.

Anche i nostri vicini europei vanno in direzione diametralmente opposta a quella delle fonti fossili. Il Governo austriaco ha recentemente deciso di vietare l’installazione di caldaie a gasolio nelle nuove costruzioni.